POESIA AD ALTA VOCE
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Paese:
Italia
Anno:
2019
Categoria:
STAGIONE TEATRALE, Teatro Scuola
Data:
Mercoledì 29 aprile 2020 ore 10.30
Autore:
Lucilla Giagnoni
Attori:
Lucilla Giagnoni
Trama:
Lezione di Lucilla Giagnoni attrice e autrice che legge, commenta e svela i segreti della grande Poesia

Mercoledì 29 aprile 2020 ore 10.30

POESIA AD ALTA VOCE
lezione sulla poesia  14/18 anni

Di
Lucilla Giagnoni

Lezione di Lucilla Giagnoni attrice e autrice che legge, commenta e svela i segreti della grande Poesia.

Presentazione

A scuola lo studio della Poesia può diventare un momento di noia, fino alla persecuzione o un momento di libertà. Di incontro-confronto con se stessi. Un trovare la propria Voce.
Il fatto è che la Poesia è difficile.
E’ lingua che pare avvilupparsi, è suono che significa quello che non sempre si conosce. E’ estrema sintesi o canto infinito.
Ma è proprio nella parola, nel suono stesso che si rivela il senso della Poesia.

Sarà straordinario scoprire come, ad esempio, nella Divina Commedia, la parola  è corporea, fisica, sensoriale: è Voce-Corpo, vale a dire, suono.
Come suono, interessa un insieme di parti del corpo: l’apparato fonatorio, che produce ed emette la voce, e l’udito, che partecipa – regolandola- alla produzione della voce e la riceve.
La Poesia letta ad alta voce è come se ritrovasse un corpo nel quale prendere forma di cosa Viva. Umana.
Leggere ad alta voce è come ospitarla dentro di noi, diventarne parte e in parte diventarne autori. Dare tempo alla comprensione.
E se nel suono della parola poetica sta il senso segreto del mondo,  pronunciandolo, compiamo il miracolo di creare il mondo.

Certo, non tutti i poeti o critici sono convinti che la  poesia debba essere letta a voce alta. Ad esempio, Benedetto Croce, ne “La poesia”, Roma-Bari, Editori Laterza, 1980, pagina 95, scrive:
“La  declamazione o recitazione di una poesia non è quella poesia, ma un’altra cosa, bella o brutta che si giudichi nella sua cerchia; e i poeti mal sopportano i declamatori dei loro versi, ed essi stessi non li recitano volentieri […] e quando si risolvono a darne lettura, non li gesticolano, non li drammatizzano, non li tuonano né li cantano, ma preferiscono dirli in tono basso, con certa monotonia, badando solamente a spiccarne bene le parole e a batterne il ritmo, perché essi sanno che quella poesia è una voce interiore, a cui nessuna voce umana è pari: è un cantar che nell’anima si sente”.

Croce sicuramente non sbaglia nel parlare di “un cantar che nell’anima si sente”. Ma forse Croce pensava ad un attore “fine dicitore” della scuola della Grande Tradizione Italiana e non immaginava un nuovo possibile percorso della parola attraverso il sapere del Corpo. Forse pensava ad un attore non umano.
Noi, al contrario, ci sforzeremo di ricercare e trovare l’Umanità attraverso la Poesia.

OBIETTIVI

  • dimostrare che la lettura a voce alta, realizzata seguendo alcuni criteri, favorisce la comprensione del testo;
  • acquisire competenze sulla lingua poetica ( metrica e figure retoriche) e sulla lingua italiana ( analisi dei suoni e delle lettere)
  • acquisire una maggiore consapevolezza di sé attraverso l’atto performativo;
  • acquisire  tecniche espressive relative al linguaggio teatrale;
  • individuare e condividere gli elementi di “grandezza artistica”, di “contemporaneità” e “vitalità” dei Poeti considerati maestri, che vengono studiati a scuola.

PROGRAMMA E MODALITÀ DI ATTUAZIONE

  • Introduzione al significato segreto delle lettere dell’alfabeto a partire dalla loro pronuncia;
  • Analisi delle sonorità della lingua italiana;
  • Studio dei risuonatori nel corpo e del “vocal-tract”;
  • Analisi letteraria e poetica del ”V°” canto dell’Inferno della Divina Commedia (versi 70-142) di Dante Alighieri; de “L’infinito” di Giacomo Leopardi; di una poesia del Novecento;
  • Lettura finale esemplificativa ad alta voce da parte dell’attrice del V canto dell’inferno.
  • Oppure lettura di un breve brano, in polifonia, da parte di tutto il pubblico, guidato  dall’attrice.
Scheda

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