PER NON MORIRE DI MAFIA
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Paese:
Italia
Anno:
2016
Categoria:
Prosa, STAGIONE TEATRALE
Data:
venerdì 3 febbraio 2017 ore 21:00
Autore:
Pietro Grasso
Regia:
Alessio Pizzech
Attori:
Sebastiano Lo Monaco
Trama:
Quando comincia la nuova mafia? Come ha cambiato la vita della Sicilia e dell’Italia? Che cosa ci resta ancora da fare e da sperare con sconfiggerla? Sono solo alcuni degli interrogativi che il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso si pone nel suo libro “Per non morire di mafia” che viene ora riproposto in versione teatrale da Sebastiano Lo Monaco.

venerdì 3 febbraio 2017

PER NON MORIRE DI MAFIA
di Pietro Grasso

CON
Sebastiano Lo Monaco
REGIA Alessio Pizzech
PRODUZIONE SiciliaTeatro Associazione

Se Falcone e Borsellino teorizzarono che per combattere la mafia è necessario conoscerla, il loro “erede”, a propria volta impegnato da trent’anni contro la criminalitàˆ organizzata, aggiunge che oggi per contrastare la mafia è indispensabile avere la percezione esatta della sua pericolositàˆ. Perciò˜, dalla Procura nazionale antimafia, organismo che coordina le indagini sui fronti interni e internazionali, Pietro Grasso ripercorre le stagioni della guerra alla cupola siciliana in modo schietto, affrontando anche rapporti delicati: i legami tra mafia e politica, gli scontri all’interno della magistratura, le carenze legislative e di mezzi. Infine, Grasso affronta gli intrecci attuali con la ‘ndrangheta e la camorra e traccia una mappa delle nuove mafie (cinesi, russe, albanesi, nigeriane, colombiane), individuando le strade e gli strumenti che ci permetteranno di non morire di mafia, di non sottometterci al suo potere.

Pietro Grasso, di origine licatese (Ag), incomincia il proprio cursus honorum nel 1969, quando entra in magistratura. Nel 1984 ricopre l’incarico di giudice a latere nel primo maxiprocesso a Cosa nostra (10 febbraio 1986 -10 dicembre 1987), 475 imputati. In questo contesto, a fianco del presidente Alfonso Giordano è stato l’estensore della sentenza (oltre 8 mila pagine) che comminò˜ 19 ergastoli e oltre 2.500 anni di reclusione. Successivamente, Grasso stato consigliere del Ministero di Grazia e Giustizia, quando Giovanni Falcone era alla Direzione Affari Penali. Come Procuratore aggiunto presso la Procura nazionale antimafia (guidata da Pier Luigi Vigna), ha seguito e coordinato le inchieste sulle stragi del 1992 e del 1993. Dall’11 ottobre 2005 al 27 dicembre 2012 ha ricoperto l’incarico di Procuratore Nazionale Antimafia.
Il 16 marzo 2013 viene eletto Presidente del Senato della Repubblica Italiana.

Nota di regia
Non un semplice spettacolo ma un ritratto, un’indagine emotiva, una discesa nel cuore vibrante del lucido pensiero di un uomo che ha dedicato e sta dedicando la sua vita alla lotta contro il crimine per il trionfo della legalitàˆ.
Lo immagino in una stanza.
Lui è lì“ al suo tavolo, forse sta lavorando, forse, stanco, sta pensando, forse sta tenendo una lezione, quello che è certo è che lo spettatore si trova partecipe di una riflessione sorprendente per la sua vitalitàˆ intellettuale.
Il tempo dello spettatore è lo stesso del protagonista sul palcoscenico.
Il tempo della finzione corrisponde perfettamente allo sviluppo dell‘intera pièce che si dipana così“ tra il momento didattico, quello comico e quello che definirei tragico nel senso antico della parola.
Il protagonista/attore narra i tempi moderni come l’aedo cantava la guerra di Troia e ci invita alla speranza, al valore supremo e antico del rispetto della legge dello stato ma guidato da una più profonda legge morale.

Un uomo/attore che dialoga con séŽ stesso e con il pubblico.
Un dialogo lucido in cui i segni tracciati sulla lavagna diventano il concretizzarsi di un percorso di pensiero che scava nella memoria che fàˆ della storia il proprio strumento di orientamento.

Un pensiero assolutamente urgente e necessario che viaggia sul delicato binario della contraddizione.
Un aspetto, quest’ultimo, che trova la sua sintesi nel senso del dovere, forte e al quale rispondere con una profonda e sana morale individuale.
Il nostro protagonista si stacca così“ dalla vicenda squisitamente autobiografica e diviene teatralmente simbolo di un nuovo cittadino.

L’istante si allarga ad un gioco di sottile ironia che colora talora la narrazione ed il protagonista / narratore si pone al centro di una rivoluzione copernicana che ribalta la visione più praticata della mafia e del malessere sociale che avvolge il nostro paese.
Come un nuovo Galileo, egli ci offre un nuovo telescopio per scrutare l’universo che ci circonda: egli ci permette di sapere.
Il monologo rispecchia una condizione del personaggio di solitudine in cui i pochi segni scenici raccontano il mondo che egli evoca ripercorrendo la propria vita tra il personale ed il professionale.
Un racconto che parte dalla Sicilia per aprirsi alla globalizzazione, verso un orizzonte di riferimento in cui si compie la tragedia contemporanea del fenomeno mafioso.

La musica va a sottolineare e a scandire le tappe concettuali che segnano una sorta di nuova Iliade contemporanea, una nuova guerra che assume dimensioni talora mitiche proprio perchéŽ trae le sue origini in fenomeni culturali, sociologici, antropologici che appartengono alla cultura meridionale e che trovano oggi alleati nei grandi sistemi economici del profitto a tutti i costi.

La visione storica diventa per il nostro narratore strumento privilegiato.

Il protagonista assume su di séŽ, sul proprio corpo, tale racconto che egli vive nella profonditàˆ della propria anima e che condiziona l’intera sua esperienza di vita.
La grande storia si intreccia alla storia del singolo fatta di paure, di scelte familiari, di piccoli atti di coraggio e determinando l’emergere, nel fluire della coscienza del personaggio di parole chiave che in modo inequivocabile dimostrano l’attualitàˆ della parola di Grasso.

Uno spettacolo che trae il suo interesse dalla capacitàˆ di sollecitare domande, analisi e una maggiore consapevolezza negli occhi degli spettatori.
Il grido del personaggio è rivolto alle coscienze: su di esse vuole suscitare una presa di posizione e l’assunzione di una speranza possibile che possa dare corpo ad un’utopia per le nuove generazioni.

Un monologo quindi che riconduce il teatro alla sua funzione civile ed evocativa.
Un teatro capace di disegnare gli uomini, di delineare esperienze di vita che possano divenire modelli.
Un teatro che senza intellettualismi vuole dare un contributo al recupero di un senso della civiltàˆ.

Tutto affidato all’arte attorale di Sebastiano Lo Monaco con il quale, dopo aver condiviso l’esperienza del “Non si sa come” di Pirandello, sono felice di cominciare questa nuova avventura che lo vede confrontarsi con una dimensione testuale nuova e mettere la sua arte, di grande erede della tradizione italiana, al servizio di evento teatrale che muova verso la contemporaneitàˆ.
L’attore incarna così“ una comunitàˆ.
L’attore ci spinge a sentirci comunitàˆ capace di cogliere i tratti che ci legano, a ridiscutere i problemi del nostro presente, sottraendoci al qualunquismo, ai luoghi comuni e cercando di pervenire ad un’analisi che il teatro conduce non solo con il pensiero ma soprattutto con l’anima.

Alessio Pizzech

Scheda

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