LA DOMANDA DELLA REGINA
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Paese:
Italia
Anno:
2017
Categoria:
Prosa, STAGIONE TEATRALE
Data:
venerdì 9 febbraio 2018 ore 21.00
Autore:
Giuseppe Manfridi e Guido Chiarotti
Regia:
Piero Maccarinelli
Attori:
Adriano Braidotti, Ester Galazzi, Francesco Migliaccio
Trama:
«Why did nobody notice it?» (Come mai nessuno si è accorto di tutto ciò?) ecco la domanda della Regina da cui il titolo della commedia, nuova produzione del Teatro Stabile regionale. Ma chi doveva accorgersi e di cosa?

venerdì 9 febbraio 2018

LA DOMANDA DELLA REGINA
di Giuseppe Manfridi e Guido Chiarotti

CON
Adriano Braidotti, Ester Galazzi, Francesco Migliaccio

MUSICHE Antonio Di Pofi
SCENE E COSTUMI Andrea Stanisci
LUCI  Alessandro Macorigh
REGIA Piero Maccarinelli
PRODUZIONE Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

«Why did nobody notice it?» (Come mai nessuno si è accorto di tutto ciò?) ecco la domanda della Regina da cui il titolo della commedia, nuova produzione del Teatro Stabile regionale. Ma chi doveva accorgersi e di cosa? La regina Elisabetta nel 2008, a seguito del crollo della Lehman Brothers perse 18 milioni di sterline… Cifra non trascurabile, nemmeno per la sovrana d’Inghilterra, che alla prima occasione, alla London School of Economics, rivolse la famosa domanda al gotha degli esperti in materia, che riconobbero di esser stati incapaci di prevedere il rischio e di considerare nella sua interezza il sistema…
L’impossibilità di trovare un rimedio addirittura per la Regina, dovrebbe offrire qualche sollievo all’angoscia di Dario, uno dei protagonisti della commedia. Giovane pubblicista e trainer in una palestra, egli ha affidato i suoi risparmi ad un consulente finanziario, ed ha perso tutto. Tormentato da quest’ansia partecipa ad una cena alla fine della quale si intrattiene con uno dei commensali, un importante Professore, cui vorrebbe “estorcere” qualche buon consiglio in fatto di finanza. È il professore a parlargli della Regina e a invitare ad osservare la situazione – certo drammatica per Dario, ma tutto è relativo! – secondo un’ottica più oggettiva, in un sistema che va compreso senza confondere fra “complicato e complesso”, senza perdere la freddezza e la chiarezza dell’analisi.
L’arrivo di Annalisa, una comune amica, permette il fiorire di esemplificazioni e citazioni da un lato, e lo sviluppo di un dialogo e un plot piacevoli e curiosi che accompagnano lo spettatore in un raro intreccio di scienza e teatro. Seguendo il rapporto fra i tre personaggi, infatti, il pubblico si troverà a seguire le teorie di Darwin o gli errori di due grandi economisti americani come Reinardt e Rogoff, il sistema delle vincite al totocalcio e gli otto individui al mondo che sono più ricchi di metà degli abitanti della terra. Rifletterà sulla borsa di New York e sulla necessità dell’uomo di scommettere: gioco, perdita, debito, colpa… oppure anche vittoria, ricchezza, certezza. Il gioco della complessità si amplifica, e contagia il dialogo come il plot, grazie al lavoro drammaturgico realizzato a quattro mani da Giuseppe Manfridi e Guido Chiarotti, ben valorizzato dalla sottile, elegante regia di Piero Maccarinelli e dall’interpretazione di Adriano Braidotti, Ester Galazzi e Francesco Migliaccio.
“La domanda della regina” esprime compiutamente il progetto dello Stabile del Friuli Venezia Giulia di creare un teatro che parli in modo interessante del presente, affrontando argomenti ancheinusuali, affidandosi a compagini artistiche di valore. Il testo inedito che ora giunge all’esordio è stato infatti commissionato a Manfridi e Chiarotti. Il primo è detentore della “sapienza” teatrale, con la sua esperienza d’attore, di premiato drammaturgo e scrittore. Il secondo – presenza inusuale fra le pagine di un copione – è invece un fisico e un imprenditore che ha studiato da scienziato il comportamento della materia, da imprenditore ha creato e diretto un’azienda, e che oggi si occupa di mercati dei beni alimentari e di editoria. Il loro fruttuoso incontro sul piano creativo, nell’elaborazione registica di Piero Maccarinelli regala un esempio di teatro vivo e sorprendente.

Note di regia
«Di fronte all’incertezza radicale dell’uomo cieco che immerso nella folla, affronta il destino, non ci resta che un espediente: consapevoli che il nostro giudizio individuale non vale nulla, cerchiamo di ricorrere al giudizio del mondo che forse è meglio informato. Così si fissa il prezzo di un’azione in borsa o il tasso di interesse: cercando di indovinare la direzione della folla, mentre siamo smarriti in mezzo a quella stessa folla che noi stessi siamo.
Due uomini alla fine di una cena per l’inaugurazione di una libreria sono rimasti nel ristorante.
Il Professore, sessantenne autorevole e solo, colto di una cultura enciclopedica e dai mille interessi, e Dario un giovane pubblicista e trainer in una palestra.
Non sembrano avere punti in comune, se non quello di fumare un’ultima sigaretta.
Presto intuiamo che Dario ha un problema e che vorrebbe parlarne con il professore per trovare una opinione autorevole e saggia che lo aiuti a risolverlo.
Inizia una conversazione su due livelli, variegata e brillante, durante la quale alle domande di Dario vengono restituite risposte articolate e complesse.
Proprio sulla differenza di complesso e complicato si gioca gran parte del loro rapporto.
Fino all’arrivo di una donna che entrambi conoscono, ma uno come Anna e l’altro come Lisa.
È la stessa donna, ma nessuno dei due sa che l’altro la conosce.
Si moltiplica con il suo arrivo il gioco della complessità.
Tutto il testo è sapientemente costruito come un elegante gioco, in cui la tessitura linguistica e i rapporti verbali creano le dinamiche fra i personaggi.
Il linguaggio e le conoscenze, la cultura dei tre, è il terreno per un incontro che non troverà soluzioni oggettive, ma genererà altri punti di vista, altra complessità, senza la possibilità di una soluzione definitiva e oggettivante.
Alcune domande otterranno delle risposte, ma solo parziali e il gioco come è cominciato riprenderà, generando nuove domande che non potranno avere risposta, così come non sapremo mai se il misterioso commensale evocato dai tre come beneficiario di una vincita miliardaria al totocalcio, sia e in che modo coinvolto con Annalisa.
Il testo di Manfridi-Chiarotti è un sofisticato e ironico play dove la parola – da quella della scienza a quella della matematica, della filosofia, a quella della poesia – costituisce la struttura portante.

Piero Maccarinelli

Scheda

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