DON GIOVANNI – FESTINO AI TEMPI DELLA PESTE (Spettacolo serale)
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading...Loading...
Paese:
Italia
Anno:
2015
Categoria:
Prosa, STAGIONE TEATRALE
Data:
8 marzo 2016
Autore:
Aleksandr Puskin
Regia:
Alberto Oliva
Attori:
Mino Manni, Marta Ossoli, Guenda Goria, Giancarlo Latina e Giuseppe Nitti
Trama:
Don Giovanni, non banale donnaiolo, ma uomo dominato da un desiderio di affermazione di sé che nasce da un vuoto esistenziale, da una sorta di noia metafisica e insieme, da un timore di fallimento. Il mito di Don Giovanni rivive qui in una delle sue prime versioni, quella di A. Puskin.
Lingua:
Italiano

MARTEDI’ 8 MARZO 2016

DON GIOVANNI – FESTINO AI TEMPI DELLA PESTE
da Aleksandr Puskin

CON
MINO MANNI, MARTA OSSOLI, GUENDA GORIA, GIANCARLO LATINA, GIUSEPPE NITTI
REGIA ALBERTO OLIVA
PRODUZIONE I DEMONI

Il Mito di Don Giovanni rivive in una delle sue versioni meno conosciute, quella di Puskin, unita a un altro atto unico dello stesso autore, il Festino ai tempi della peste, in cui un gruppo di giovani fugge dalla peste e si rifugia in un luogo di pace dove cerca di esorcizzare la morte e la paura con canzoni, poesie, favole e sberleffi.
Proprio come nel nostro tempo, in cui cerchiamo di combattere la paura con la leggerezza e l’intrattenimento, o con le feste in cui la musica a volume altissimo, la droga e l’alcol producono lo stordimento di un baccanale dionisiaco.
Alla fine del Festino, dopo aver cantato e ballato fino allo sfinimento, questi giovani evocano Don Giovanni. O forse semplicemente lo mettono in scena per prendersi ancora per un po’ gioco della morte imminente…
In questa versione della celebre storia, la statua del Commendatore è invitata da Don Giovanni non a un banchetto, ma, con cinica empietà, ad assistere al suo incontro amoroso con la vedova di lui. Un festino con il morto, un amplesso che sa di sfida soprannaturale, sfregio ai limiti della condizione umana, voyeurismo perverso, che si concluderà con la morte del seduttore per la stritolante stretta della mano marmorea dell’ospite incautamente invitato. Il Don Giovanni di Puskin non è un banale donnaiolo, collezionista di femmine per sfogo fisiologico o edonistico svago, ma un uomo dominato dalla nietschiana volontà di potenza, un desiderio di affermazione di sé che nasce da un vuoto esistenziale, da una sorta di noia metafisica, e insieme da un timore di fallimento, che lo porta a dire a Leporello, all’inizio del dramma: “Per poco non morivo di noia, che gente!” E’, dunque, la noia il motore del personaggio, che si avvicina così a una sensibilità a noi contemporanea, sebbene tipica dell’Ottocento russo, quello stesso che ha prodotto i Demoni di Dostoevskij e l’Oblomov di Goncarov, testi che ci sono cari proprio per la “lontana vicinanza” a noi che li caratterizza.
“Sono pronto a morire per lei, ma l’idea di lasciare una vedova brillante mi fa impazzire” scrive Puskin in una lettera del carteggio diretto alla moglie della sua futura sposa. Emerge un personaggio insolito, nuovo, per noi molto fertile per un lavoro di sviluppo drammaturgico. Don Giovanni arriva ad amare veramente, anche se non rinuncia alle sue arti di corteggiamento. Aleggia un senso di morte che può parere «decadente» e che è come un presentimento vissuto da Puskin, condannato a fine tragica da un ineluttabile fato.

Sembra La donna che visse due volte di Hitchcock, in quella sensazione echeggiata battute come: “Era una pena frequentare quelle bambole di cera, senza vita”. A tratti ricorda addirittura il Riccardo III di Shakespeare, quando il luciferino Gloucester seduce Lady Anna in un rapporto perverso e mortale.

L’ospite di pietra – questo il titolo della sagace versione che Puskin dà del celebre mito occidentale del grande seduttore – si trova all’interno della collezione delle Piccole Tragedie di cui fanno parte anche il Festino ai tempi della peste e Mozart e Salieri, già messo in scena dalla compagnia nella stagione 2014 /2015.

I Demoni proseguono, così, il percorso di personale elaborazione della letteratura russa dell’Ottocento, da Dostoevskij a Puskin, sempre messi in scena con una poetica innovativa e attenta a mantenere un equilibrio tra classicità e sensibilità contemporanea.

Scheda

Aggiungi un commento