MORTIMER E WANDA

Mortimer è un direttore d’orchestra che, all’apice della carriera, abbandona il successo e va a vivere in un rudere di campagna, tagliando i ponti con il mondo. L’isolamento inspiegato, unito alla personalità stravagante, gli guadagnano -non si sa se a torto o a ragione- la fama di pazzo.
A riportarlo nella società dei “normali”, arriva un giorno una psicologa: Wanda. Studiosa vissuta tra i libri, facilmente impressionabile e, a sua volta, piena di nevrosi metropolitane, sembrerebbe la persona meno adatta alla grande missione assegnatale; l’ingenua dottoressa non sa che è proprio per questo che gliel’hanno affidata. Tra i due scoppia la guerra. Impari. Mortimer ha la superiorità del genio; il narcisismo gli riempie i vuoti lasciati dall’abbandono delle cose, il cinismo lo rende invulnerabile. Wanda, che è più disadattata del suo stesso paziente, non ha difese. E’ troppo fresca, quasi “frescona”. Per lei il nemico non esiste. Esiste solo un uomo, un malato?, comunque un gran bel malato, che sta sprecando la sua vita. E questo lei non lo può sopportare.
Si scoprirà alla fine quale segreto custodisce Mortimer, l’uomo il cui tocco magico incantava le folle? Ma certo. Noi non vi roviniamo la sorpresa, ma non a caso un busto di Beethoven troneggia nella scena, e alla sua voce è affidata la coscienza più alta di questa commedia: in fondo, un ultima sentita, umanissima direzione d’orchestra.